Per giocare a carte bisogna essere in due, alternativamente è necessario conoscere dei solitari. Mia nonna, quando era sola, faceva sempre i solitari. C’era sempre un solitario iniziato sulla tavola. E un po’ di mozziconi di sigarette nel posacenere, i ferri infilati in un gomitolo, a volte l’uncinetto e quel suo profumo di anzianità, di saggezza, di purezza, della lieve mano di rossetto che non deve mancare mai se si esce di casa. Ognuno sviluppa un suo proprio modo di essere elegante ed essere elegante è una forma di rispetto e di amore nei confronti degli altri e del mondo.
Lima produce ogni giorno 13 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani. Considerando una popolazione di 8 milioni di abitanti sono circa 1.625 chilogrammi di produzione pro capite al giorno. Non è un dato molto differente dalle medie di produzione dei paesi europei. Sarebbe interessante, però, fare anche un confronto di tipo volumetrico, perché la plastica pesa poco, ma occupa tanto! Ma soprattutto bisognerebbe mettere a confronto le immagini del destino di questi rifiuti, le politiche di gestione, il grado di consapevolezza e di sensibilizzazione, le infrastrutture presenti, le possibilità esistenti. Lima produce giornalmente 13 mila tonnellate di rifiuti e non vi è una strategia nota, strutturata, scientifica, per lo smaltimento di questi rifiuti. E’ un numero grande. Io faccio fatica a immaginarmelo, in termini di camion, spazio, roghi, fumo, buche nel terreno, chiatte che partono per l’oceano. Perché produce così tanti rifiuti? Perché anche Lima prova a vivere come tutto il resto del mondo prova a vivere. Perché anche Lima ha voglia di festa, di computer, di cellulari, di bevande in lattina, in plastica, in vetro, perché il latte non si ricarica in un’unica bottiglia, perché tutte le volte che vai al supermercato torni a casa con un numero di sacchetti di plastica proporzionalmente alto rispetto al numero di prodotti acquistati, perché ai bambini piacciono le caramelle, perché a qualcuno piace avere tante paia di scarpe, tanti vestiti diversi da sfoggiare, profumi, cosmetici, occhiali, macchine; perché i mercati di artigianato devono strabordare di oggetti per i turisti, perché ogni impresa deve avere i suoi gadget di riconoscimento, le sue centinaia di portachiavi, di adesivi, di spille, perché ognuno vuole il proprio logo, perché in fondo vi è un bisogno di identità e di esistenza duro da trovare nel caos dell’eccesso di produzione. E allora si produce ancora di più. Perché un paese che produce è un paese sviluppato, perché prima o poi la produzione si trasforma in strade, in acquedotti, in fognature, in censimenti, in acqua potabile, in vestiti per tutti, in comunicazioni veloci e in rifiuti. Prima o poi questo sviluppo porta a distribuire omogeneamente sulla società la produzione pro capite di rifiuto solido urbano giornaliera. E a quel punto, chi più chi meno, tutti possono permettersi di buttare un panino in eccesso un po’ troppo secco, un paio di scarpe un po’ rovinato, il gioco che al bambino non piace più, il vasetto vuoto della marmellata; ognuno può permettersi di infilare in un cassetto il cellulare vecchio perché ha comprato quello appena uscito, di cambiare la macchina, perché il colore non gli piace più, di fare un regalo costoso ad un amico in segno del proprio affetto, senza dedicare un tempo neppure ad impacchettarlo, perché ormai lo fanno quasi tutti i negozi. Ma è proprio vero che questo stile ci rende più comodi, più felici, più tranquilli, soddisfatti, appagati? Quanti di noi si fanno carico, ogni giorno, di quel chilo e mezzo di rifiuti? Quanti di noi pensano a quando scartano, a quando buttano, a quando il tubetto del dentifricio è ancora un po’ pieno, ma si fa fatica ad arrotolarlo o addirittura tagliarlo? Trovo buffo che questo atteggiamento in generale sia una delle cose più trasversali nel mondo, indipendente dalla povertà e dalla ricchezza. È come se più o meno consapevolmente l’obiettivo del nostro sviluppo fosse quello di far produrre a tutti equamente quel chilo e mezzo di rifiuti! Chi si preoccupa che nel cammino verso questo obiettivo c’ è ancora chi non è stato neppure censito e non esiste per la società. Chi si preoccupa se non c’è l’acqua potabile che esce dal rubinetto, ma c’è ad ogni dove un venditore di acqua in bottiglia, di gassosa di ogni genere? Che fa diventare le pance gonfie e chiede la produzione di vestiti taglie forti? Chi si chiede dove finiscono i vasetti della marmellata che una volta erano un bene prezioso, da conservare? E’ tutta un’arte. I computer servono per scaricare film che, venduti, possono essere visti anche dai poveri, che però hanno bisogno di un computer per vederli. Ciascuno può trovare il suo modo creativo per produrre un chilo e mezzo di rifiuto povero o ricco. Impegnativo però crescere bene a base di riso e patate. Impegnativo, nonna, anche trovare la propria eleganza, quella che - come nella poesia che dona un sorriso - a volte costituisce la luce più forte. Sei miliardi di persone per un chilo e mezzo di rifiuti fanno – credo – 9 milioni e 750 mila tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno sulla terra. Non è poca la differenza se ne produciamo mezzo chilo in meno tutti i giorni a testa; se magari insieme risparmiamo anche una ventina di litri d’acqua (basta tirare l’acqua del water due o tre volte in meno al giorno) facciamo un cambio di dimensioni considerevoli. Questo può essere interessante dell’essere in tanti: sei miliardi che risparmiano fanno il mondo più elegante e il sorriso si vede anche senza il rossetto.
Lima produce ogni giorno 13 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani. Considerando una popolazione di 8 milioni di abitanti sono circa 1.625 chilogrammi di produzione pro capite al giorno. Non è un dato molto differente dalle medie di produzione dei paesi europei. Sarebbe interessante, però, fare anche un confronto di tipo volumetrico, perché la plastica pesa poco, ma occupa tanto! Ma soprattutto bisognerebbe mettere a confronto le immagini del destino di questi rifiuti, le politiche di gestione, il grado di consapevolezza e di sensibilizzazione, le infrastrutture presenti, le possibilità esistenti. Lima produce giornalmente 13 mila tonnellate di rifiuti e non vi è una strategia nota, strutturata, scientifica, per lo smaltimento di questi rifiuti. E’ un numero grande. Io faccio fatica a immaginarmelo, in termini di camion, spazio, roghi, fumo, buche nel terreno, chiatte che partono per l’oceano. Perché produce così tanti rifiuti? Perché anche Lima prova a vivere come tutto il resto del mondo prova a vivere. Perché anche Lima ha voglia di festa, di computer, di cellulari, di bevande in lattina, in plastica, in vetro, perché il latte non si ricarica in un’unica bottiglia, perché tutte le volte che vai al supermercato torni a casa con un numero di sacchetti di plastica proporzionalmente alto rispetto al numero di prodotti acquistati, perché ai bambini piacciono le caramelle, perché a qualcuno piace avere tante paia di scarpe, tanti vestiti diversi da sfoggiare, profumi, cosmetici, occhiali, macchine; perché i mercati di artigianato devono strabordare di oggetti per i turisti, perché ogni impresa deve avere i suoi gadget di riconoscimento, le sue centinaia di portachiavi, di adesivi, di spille, perché ognuno vuole il proprio logo, perché in fondo vi è un bisogno di identità e di esistenza duro da trovare nel caos dell’eccesso di produzione. E allora si produce ancora di più. Perché un paese che produce è un paese sviluppato, perché prima o poi la produzione si trasforma in strade, in acquedotti, in fognature, in censimenti, in acqua potabile, in vestiti per tutti, in comunicazioni veloci e in rifiuti. Prima o poi questo sviluppo porta a distribuire omogeneamente sulla società la produzione pro capite di rifiuto solido urbano giornaliera. E a quel punto, chi più chi meno, tutti possono permettersi di buttare un panino in eccesso un po’ troppo secco, un paio di scarpe un po’ rovinato, il gioco che al bambino non piace più, il vasetto vuoto della marmellata; ognuno può permettersi di infilare in un cassetto il cellulare vecchio perché ha comprato quello appena uscito, di cambiare la macchina, perché il colore non gli piace più, di fare un regalo costoso ad un amico in segno del proprio affetto, senza dedicare un tempo neppure ad impacchettarlo, perché ormai lo fanno quasi tutti i negozi. Ma è proprio vero che questo stile ci rende più comodi, più felici, più tranquilli, soddisfatti, appagati? Quanti di noi si fanno carico, ogni giorno, di quel chilo e mezzo di rifiuti? Quanti di noi pensano a quando scartano, a quando buttano, a quando il tubetto del dentifricio è ancora un po’ pieno, ma si fa fatica ad arrotolarlo o addirittura tagliarlo? Trovo buffo che questo atteggiamento in generale sia una delle cose più trasversali nel mondo, indipendente dalla povertà e dalla ricchezza. È come se più o meno consapevolmente l’obiettivo del nostro sviluppo fosse quello di far produrre a tutti equamente quel chilo e mezzo di rifiuti! Chi si preoccupa che nel cammino verso questo obiettivo c’ è ancora chi non è stato neppure censito e non esiste per la società. Chi si preoccupa se non c’è l’acqua potabile che esce dal rubinetto, ma c’è ad ogni dove un venditore di acqua in bottiglia, di gassosa di ogni genere? Che fa diventare le pance gonfie e chiede la produzione di vestiti taglie forti? Chi si chiede dove finiscono i vasetti della marmellata che una volta erano un bene prezioso, da conservare? E’ tutta un’arte. I computer servono per scaricare film che, venduti, possono essere visti anche dai poveri, che però hanno bisogno di un computer per vederli. Ciascuno può trovare il suo modo creativo per produrre un chilo e mezzo di rifiuto povero o ricco. Impegnativo però crescere bene a base di riso e patate. Impegnativo, nonna, anche trovare la propria eleganza, quella che - come nella poesia che dona un sorriso - a volte costituisce la luce più forte. Sei miliardi di persone per un chilo e mezzo di rifiuti fanno – credo – 9 milioni e 750 mila tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno sulla terra. Non è poca la differenza se ne produciamo mezzo chilo in meno tutti i giorni a testa; se magari insieme risparmiamo anche una ventina di litri d’acqua (basta tirare l’acqua del water due o tre volte in meno al giorno) facciamo un cambio di dimensioni considerevoli. Questo può essere interessante dell’essere in tanti: sei miliardi che risparmiano fanno il mondo più elegante e il sorriso si vede anche senza il rossetto.
1 commento:
In order for you to work on your English, I thought it would be a good idea to start this conversation just like this...as we talked this afternoon... By the way, there´ve been great hours, precious moments that I´ll keep always in my soul...and of course, let´s remember that “the world couldn´t change my spirit, this will remain the same...”
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