venerdì 9 gennaio 2009

Manchay, 8 gennaio 2009

Attualmente L’Istituto Tecnologico Juan Pablo II sito in Manchay (Lima) produce 3-6 m3/d di acqua reflua che vengono convogliati ad una fossa settica composta di 2 comparti con una capacità di 26.92 m3. Dall’ultima vasca della fossa, ogni sabato, pompano una quantità di acqua ancora non ben definita (midad tanque) ed irrigano i fiori dell’Istituto.

Da uno studio precedentemente fatto, si sono valutati i seguenti due valori attesi dell’acqua reflua in ingresso alla fossa settica:
- 200 mg/l BOD5
- 106 CF/100ml
L’Istituto ha una popolazione diaria di 200 studenti. E’ previsto un aumento del numero delle frequenze fino a 1000.

L’approvvigionamento idrico viene fatto tramite camion che rovesciano acqua (prelevata dalle acque sotterranee del vicino bacino del Pachacamac) in una vasca di circa 20 m3 costruita in cemento, vicino all’Istituto, un po’ sopraelevata per assicurare - per gravità – l’acqua ai vari edifici dell’Istituto.

Gli usi primari dell’acqua sono costituiti dai bagni (water e lavandini) e dalle attività relative al laboratorio di pasticceria.

Sono in attesa di una lista dei più comuni detergenti utilizzati nell’Istituto.

Faccio presente che, come in molti luoghi dell’America Latina, la carta igienica non viene mai gettata nel water; non costituisce pertanto massa che poi si ritrova nella fossa settica.

Dietro all’Istituto c’è una collina che arriva ad un massimo di 60 metri di dislivello a partire dal livello dell’Istituto stesso (460 m slm).

Obiettivo finale del progetto è piantare questa collina con alberi, piante e fiori caratterizzati da un basso fabbisogno idrico e tipici di questa zona (autoctone). Argomento questo da approfondire con esperti.

Mezzo per raggiungere questo obiettivo è assicurare un contributo di acqua necessario al mantenimento di queste piante. L’acqua deve provenire dalla depurazione delle acque reflue dell’Istituto.

In questa primissima fase di valutazione (totalmente provvisoria e povera di informazioni), vedo due possibilità e cerco di mettere in luce i pro e i contro:
1) pompaggio dell’acqua in uscita dalla fossa settica in cima alla collina e costruzione di 1 o 2 (in serie) vasche di fitodepurazione a flusso sub-superficiale orizzontale e seguente irrigazione per gravità della collina tramite un sistema di tubi forati (goccia a goccia). Installazione piante e riempimento di terriccio e humus.
2) Ampliamento della fossa settica con altri setti/scomparti per ottimizzare il processo di depurazione nel medesimo luogo (tipo ABR) e seguente pompaggio dell’acqua alla collina sempre poi con distribuzione goccia a goccia tramite tubi forati.

In ambedue i casi percepisco un problema legato al dimensionamento: è prevedibile che triplichi nei prossimi anni la quantità di acqua da trattare. (domanda aperta?)

Nel caso 1) vedo “problemi” legati a:
- fattori temporali: costruzione vasca, messa in opera, crescita piante.
- Trasporto acqua ancora contaminata in cima alla collina
- Necessità di arrivare fino in cima alla collina e da lì irrigare verso il basso
Per contro, il caso 2) sarebbe di più rapida installazione, permetterebbe di depurare l’acqua nello stesso luogo e soprattutto permetterebbe di avanzare per moduli: si può pompare l’acqua coprendo dislivelli inferiori (20 m circa) e cominciare già ad utilizzarla.
In questo modo anche la fase pilota di analisi delle acque e conseguente ottenimento di risposte adeguate (rispetto ai limiti, ai valori di inquinamento organico, alla risposta delle piante) sarebbe più rapida e permetterebbe poi di ampliare il modulo all’intera collina.

Proseguo domani con questi due aspetti:
- istallazione rete acquedottistica e fognaria nell’area di Manchay per conto della ditta ABENGOA
- utilizzo dei fanghi della fossa settica per compostaggio
- gestione rifuti

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