giovedì 8 gennaio 2009

Manchay_06_01_09

Manchay, 6 gennaio 2009

Ciao amici!

E' ben strano questo mondo. La sera verso le 19 compaiono degli schifosi animaletti che a due a due strisciano sui muri. Non parliamo di zanzare, pulci e scarafaggi. Le drosofile invece sono uguali a tutte le latitudini. Abbiamo organizzato il compost dietro casa. Vediamo se riusciamo ad educare un po' anche le suorine e I vecchietti dell'ospizio. Ha proprio ragione Benigni quando dice che l'unico linguaggio per comunicare le emozioni è la poesia. Io non credo di essere in grado di raccontare I flussi di pensieri, di immagini, di dubbi, di paure, di domande che mi affollano ininterrottamente la testa. Certo, arrivare e trovare Mara, Emmanuele e i bambini è un regalo per cui mi sento di dire grazie molte volte al giorno. Altre esperienze mi hanno insegnato che la solitudine è paralizzante e quindi realizzo che la voglia di fare quotidiana nasce molto anche dalla loro presenza. Alternare il ruolo di dottoranda in ingegneria a quello di zia in una casa condivisa è una nuova avventura che sono contenta di vivere e provare. La casa e il contesto in cui si trova è molto bella e la mia camera ha fin troppe cose. Ogni tanto mancano quelle essenziali però: oggi siamo rimasti senza acqua e speriamo che domani arrivi il camion a riempire la cisterna. E' un disagio di cui ci si dimentica ogni volta, vivere senza acqua. E' vero che sta alla base della democrazia la disponibilità di acqua potabile! Perchè ci si arrabbia a non averla e tutto diventa un po' più sporco anche psicologicamente.

Quando c'è, però, ho anche l'acqua calda. Un lusso. Sì: qui a Manchay è proprio un lusso, perchè molte abitazioni non hanno neppure un water; hanno una ricarica di un barile di acqua al giorno se riescono a pagarlo o grazie alle sovvenzioni dello stato e con quello ci devono fare tutto. Chissà se un giorno scoprirò da dove arriva quell'acqua dei camion, come viene trattata e che passaggi vive prima di arrivare nei barili vuoti delle case. Ci sono latrine, quindi, qua e là e altri generi di scatolotti di paglia. Se ci lanci uno sguardo passa la voglia di andare in bagno. Anche perchè è tutto deserto, sabbia e secco, quindi non assomiglia eventualmente per niente alla poetica immagine di fare i propri bisogni in un boschetto sotto la luce delle stelle. Di poetico non ha nulla, nel senso della dignità umana. Eppure la vita va avanti. C'è un mondo che si muove, che si attiva, che vive, che cerca, che sbaglia, che ama, che aiuta, che corre, che piange, che ride, che gioca. Nessuno si scandalizza della propria latrina e neppure del fatto che poco più in là, nel centro di Lima, ci sono ville con piscina, palme e fontane zampillanti nel mezzo del giardino. Del resto, sarebbe bello che bastasse sedersi in terra tenendo il muso e le braccia incrociate come fanno i bimbi imbronciati e aspettare l'equità. Sarebbe bello! Ogni tanto mi sento sommersa dalla potenza di queste ingiustizie e dalla loro scala; mi sembra che il compost dietro casa non abbia alcun senso e che sia troppo complesso portare l'acqua laddove proprio non c'è, ma poi mi rendo conto che è attraverso le modifiche della piccola scala che eventualmente si riesce a muovere qualcosa: dovremmo alternativamente essere dei Ciclopi e potere con una sola azione costruire tutti i terrazzamenti sulla collina dietro all'Istituto e piantare dei semi e piangere grandi lacrime per irrigarli. Ecco, ogni tanto mi rendo conto che vorrei poterlo fare, sembrandomi l'unico modo per essere incisiva, ma...visto che non posso perchè non sono un Ciclope, capisco che l'altro parametro che diventa fondamentale è il tempo vissuto con costanza, perseveranza, coerenza rispetto agli obiettivi da conseguire.

Oltre a ciò credo che sia importante capire: non smettere mai di indagare la causa delle cose e di provare ad avere una visione ampia dei meccanismi che le azionano. Ad esempio, creare delle piccole isole servite dall'acqua corrente e dalla rete fognaria, senza che però sia pianificata la meta di quest'acqua, finisce per essere depauperante. Bisognerebbe sempre isolare il water e lasciare che solo quell'acqua vada ad un pozzo settico di cui mai nessuno conosce la posizione e che il resto dell'acqua ritornasse a dei secchi e poi fosse versata nei giardini. Un'abitudine di questo tipo diffusa creerebbe sicuramente un apporto benefico di acqua ai terreni vicini alle case,senza un consumo particolare di energie da parte di chi la mette in atto. Vi scrivo queste cose un po' per non perdere tutti i pensieri e un po' per condividere. In fondo vorrei che i miei occhi fossero un po' anche i vostri, perchè pure questo fa parte del senso del mio essere qui. Tutte le altre parole e immagini che non riesco a comunicare, le affido ad una preghiera di chiusura della giornata. Ciao. Cami

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